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Guerriglia urbana in corso Marconi e San Salvario. In città estremisti arrivati da Milano e dall’estero

Bombe e sanpietrini, così i “black bloc” attaccano la polizia (video)

TORINO 20/05/2009 - È sembrata una festa fino in corso Marconi. Poi, gli slogan urlati al megafono dagli attivisti dell’Onda si sono fatti, via, via, più duri. Già in via Madama Cristina il corteo di 4mila studenti ha incominciato ad organizzarsi. Non più alla rinfusa dietro gli striscioni ma per file orizzontali. Nelle prime, i più duri, i ragazzi dei centri sociali di Milano, i giovani baschi dell’Università di Bilbao, i francesi. Subito dietro, i “black bloc” napoletani, quelli dell’Askatasuna e poi tutti gli altri, rifondaroli compresi, con tanto di bandiere rosse.

La sfida dei “black bloc”
Il corteo ha svoltato in corso Marconi e i giovani delle prime file hanno indossato i caschi. Sfoderati, da quello che fino ad allora poteva apparire come un feticcio, il simbolo di carta pesta che raffigurava l’onda anomala, gli scudi di plexiglass, le spranghe e un paio di estintori. Dall’altra parte, oltre via Ormea, i poliziotti in tenuta antisommossa schierati ed immobili. La scorta del corteo, affidata a polizia e carabinieri, svoltava lateralmente e gli studenti si trovavano faccia a faccia con lo sbarramento più massiccio, proprio davanti al castello del Valentino.
Schierati, entrambi i fronti in completo assetto di “guerra”, come dall’assalto a “Valle Giulia”, a Roma (era il 1 marzo del 1968), e così per quarant’anni fino al G8 di Genova, il 22 luglio del 2001. Erano le 13 in punto; è cominciata così una mezz’ora molto lunga, fatta di silenzi e di gesti di sfida, con gli studenti che avanzavano lentamente, secondo una sperimentata tecnica militare.

Lo scontro frontale
Taceva lo speaker e i portaordini dei “black bloc” indicavano le posizioni che le file dovevano assumere. «La 8 di qua, 9 più in là», ordini criptati a dimostrazione che l’attacco, oltre che essere stato progettato, era anche stato provato, ripetutamente, curando ogni particolare. Ferma la polizia che non rispondeva alle provocazioni ed evitava le cariche per tentare di disarmare i manifestanti: «Sarebbe stato un corpo a corpo violentissimo e il rischio era troppo alto», hanno spiegato i dirigenti della Digos torinese. Alle 13,25 dal corteo, fermo sul viale centrale di corso Marconi, ormai a non più di 30 metri dai poliziotti, si sganciava, sulla sinistra (nel controviale), un’ala in fila orizzontale di una ventina di studenti che avanzava. Quindi, la testa del corteo piegava a sinistra per ritornare in centro e cercare lo sfondamento.

La battaglia di corso Marconi
Alle 13,31 l’inizio degli scontri. Dalla prima fila dei “black bloc”, riparata dagli scudi e coperti da uno striscione, si apriva uno spiraglio e un manifestante svuotava un’estintore contro le forze di polizia. Poi, lo lanciava e colpiva un agente: «Ero lì, in prima fila - racconta il poliziotto che non ha voluto ricorrere alle cure mediche -, ho visto quel ragazzo tirarmi l’estintore e ho avuto davanti a me l’immagine del G8 di Genova, quando è morto quel ragazzo, Carlo Giuliani. Si, ho avuto paura. Contemporaneamente mi squillava il cellulare, ho saputo dopo che era mia moglie a chiamare, stava guardando la tv ed era preoccupata. Non ho potuto rispondere. Mi sono accasciato per qualche secondo, poi ho ripreso il mio lavoro. Senza reagire, ma seguendo gli ordini che ci erano stati impartiti». La polizia rispondeva subito, senza caricare ma facendo esplodere decine di proiettili di gas lacrimogeni, uno dopo l’altro, senza alcuna interruzione.

Sassaiole e fuga
Il gruppo d’assalto del corteo doveva indietreggiare ma faceva esplodere almeno una decina di bombe carta e le deflagrazioni erano violente ma non causavano ferimenti. Tornati in via Madama Cristina, i manifestanti si sfogavano disordinatamente con lancio di cubetti di porfido, pietre, bastoni. I cassonetti venivano squassati, alcune auto in sosta gravemente danneggiate.
Il corteo si divideva, l’ala moderata dei contestatori gli “Sherwood camp” abbandonava la manifestazione in segno di polemica con i provocatori delle prime file. Questi ultimi battevano in ritirata presso le vie interne del quartiere di San Salvario continuando con le sassaiole (la più pericolosa in via Principe Tommaso) e accanendosi contro vetrine, autobus, tram. La via del ritiro veniva marcata con scritte inneggianti il G8 genovese del 2001. Alcuni mezzi pubblici venivano fermati, imbrattati e messi nella condizione di non proseguire la loro corsa. L’adunata finale alla palazzina Aldo Moro, attigua a Palazzo Nuovo, dove un’assemblea sanciva la fine della giornata di protesta.

bardesono@cronacaqui.it [CONTINUA...]



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Commenti
CLAUS 20/05/2009, 12:19
E poi ci si lamenta di come "viene" su l'Italia, gente che si proclama "pacifista", e parte di casa con bastoni, caschi ed altri oggetti ....... mettono terrore in un quartiere e "sequestrano" nel proprio ambiente di lavoro le impiegate.. aggrediscono un polizziotto con un estintore!!!! viene in mente la scena di Genova....... e come sempre le forze dell'ordine hanno compiuto molto bene il loro lavoro, anzi vedi il poliziotto colpito ha continuato a stare al fianco dei sui colleghi senza andare a farsi medicare......bisognerebbe elogiare questi comportamenti!!!
Come si fa a difendere, come l'avvocato che si aggirava in mezzo al corteo, della gente che chiamarla tale sarebbe troppo per loro, sono animali che bisogna emarginare, che presi uno per uno sono dei conigli!!!
Massimo 20/05/2009, 15:33
Contro i black bloc ci vogliono le pallottole di gomma (vedi polizia Israeliana) invece di leggere un bollettino dove i feriti sono i ns. eroici poliziotti e carabinieri con stipendi da fame!!! Quella è gentaglia, teppisti frustrati che sanno solo combattere in branco. Con gente simile ci va il pugno di ferro.