Marchionne: «Serve una politica industriale forte». Oggi incontro al ministero dello Sviluppo Economico
Gli incentivi non bastano più
E' scontro tra Fiat e governo
TORINO 05/02/2010 - È scontro tra il Lingotto e il governo sul rinnovo degli incentivi. Un duello a distanza che si è consumato tra Sergio Marchionne e Silvio Berlusconi alla vigilia dell’incontro in programma oggi al ministero dello Sviluppo Economico, un duello che si intreccia a quello sulla fabbrica di Termini Imerese. Il Gruppo torinese ha ribadito la propria posizione: sullo stabilimento siciliano non si torna indietro, ma il Lingotto insieme al governo - si farà carico dei costi sociali di questa decisioni e anche senza incentivi saprà gestire il mercato.
Lo scontro si è acceso ieri mattina: in un’intervista rilasciata al giornale della famiglia Agnelli, l’amministratore delegato di Fiat Group ha incalzato il governo sulla necessità di prendere una decisione in tempi brevi, «qualunque essa sia». «Sono agnostico sugli incentivi - ha detto Marchionne il governo faccia la sua scelta e noi la accetteremo senza drammi ». Ma il Lingotto ha bisogno di «decisioni in tempi brevi e di uscire dall’incertezza. Poi saremo in grado di gestire il mercato e la situazione qualunque essa sia». Ma non si possono mischiare Termini e gli incentivi. «Non si possono mescolare discorsi completamente diversi - ha spiegato il manager - una cosa non può essere legata all’altra: dobbiamo avere la possibilità di porre le basi per una Fiat sempre più forte. Abbiamo rimesso in piedi la Fiat ma se ora non interveniamo per risolvere i problemi strutturali derivanti dalla crisi rischiamo di rovinare tutto e giocarci il futuro. La decisione di non fare più automobili a Termini Imerese dal 2011 è stata presa: non ci sono i requisiti perchè possa continuare a produrre vetture. Non possiamo più permetterci di tenere aperto un impianto che da troppi anni funziona in perdita». Marchionne ha comunque assicurato che Fiat «punta sul rafforzamento della produzione in Italia, Mirafiori continuerà ad essere il centro dell’auto».
Parole che non convincono il presidente del Senato e il ministro per la Semplificazione normativa. «Bisogna avere il coraggio - ha tuonato Renato Schifani - di dire basta ad elargizioni statali se non vengono salvaguardati i posti di lavoro e i presidi industriali». «La Fiat ha preso i soldi e ora scappa», ha ribadito Roberto Calderoli.
È stato poi il turno di Berlusconi sottolineare che quello degli incentivi « è ancora un capitolo aperto, stiamo discutendo con altri protagonisti del settore auto e vediamo come si metteranno le cose, noi siamo sempre aperti e pronti a dare una mano ai settori che ne hanno bisogno». Il premier ha quindi precisato che «stavamo esaminando» l’erogazione di incentivi al settore automobilistico, ma «pare che il principale produttore non sia interessato ad averli».
In serata Marchionne ha chiarito che «l’eventuale scelta del governo di non rinnovare gli eco-incentivi ci trova pienamente d’accordo». «I bonus, in Italia come negli altri Paesi europei, hanno sostenuto la domanda nel 2009 ha spiegato l’amministratore delegato - ma hanno anche anticipato acquisti che ci sarebbero comunque stati negli anni successivi. Rinnovare queste misure adesso non farebbe altro che rimandare il problema alla prossima scadenza. Come abbiamo già ufficialmente detto la scorsa settimana, la Fiat è in grado di gestire la situazione, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista industriale, anche nello scenario più pessimistico». «Quello di cui c’è bisogno adesso - ha concluso Marchionne - non sono palliativi al mercato ma una forte e seria politica industriale che miri a un rafforzamento competitivo dell’industria dell’auto, un settore considerato trainante da tutti i governi del mondo».
Filippo De Ferrari