Sconcerto e rabbia dopo l’aggressione al pensionato. Le parole del parroco don Magni
I vicini: "Se avessi i soldi me ne andrei subito" Il prete: "Rischio effetto domino nel quartiere"
TORINO 05/02/2010 - Lasciando cadere le braccia, i primi a confessarlo sono i vicini di casa di Domenico Trichilo. Ciò che oggi riscontrano con amarezza è quanto, fino a pochi giorni fa, nel borgo molti negavano. «Ormai è peggio che in America. L’unica soluzione, stando così le cose, sarebbe quella di iniziare a girare armati». Una contraddizione, pensando alla morte di Giorgio. Ucciso da chi teneva in tasca un’arma come fosse un giocattolo o l’unico strumento di difesa, ai giardinetti pubblici.
Rabbia, sgomento e paura sono, però, gli unici sentimenti che prova Borgo Vittoria ferito a morte. Dopo che la sete di vendetta aveva toccato l’apice prima d el l ’ arresto degli assassini del giovane, per poi placarsi nell’attesa di un funerale di troppo. Senza, almeno, commentare altri fatti di sangue. «Eppure è accaduto di nuovo». Altro sangue sparso a pochi passi dai giardinetti di via Vibò.
Nella confusione generale di una piccola via che sbocca direttamente tra le bancarelle del mercato rionale. Tra gente che va e che viene, con un piazza presidiata da decine e decine di divise in attesa dell’arrivo di una salma, Vincenzo Adinolfo aspetta notizie dall’ospedale insieme alla moglie e al figlio. Abitano nello stesso condominio di Domenico, un piano sotto. «Siamo stati i primi a sapere, purtroppo. Vedendo il sangue, abbiamo creduto fosse inciampato, che avesse sbattuto il naso». A chiedere loro aiuto è stata la figlia, Paola, in attesa che il padre ritornasse a casa dopo aver ritirato la pensione. «Abita poco lontano, viene spesso a trovarlo. Quando anche lei ha capito cosa era successo al padre è scoppiata in lacrime disperate». Domenico è un anziano conosciuto da tutti. «Un uomo tranquillissimo, con gli unici svaghi cercati nelle partite a carte con gli amici del circolo. Cose di questo genere, insomma». A dirlo è chi lo ricorda al bancone del bar del circolo Ettore Valli di via Stradella, seduto ai tavoli. «Mi ricordo l’anno scorso, quando veniva qui a ballare - racconta Giovanni, un amico -. Poi ha cambiato circolo, si iscritto a quello della parrocchia ». Proprio dalla chiesa vengono parole che vorrebbero bilanciare l’altalena dei sentimenti di Borgo Vittoria. Il parroco, don Danilo Magni, ha immediatamente commentato. «Fatti come questo, come l’omicidio di Giorgio, rischiano di innestare un effetto domino. Che si aggiunga violenza a violenza, inutilmente. L’ho detto durante il rosario per Giorgio, non è quella la soluzione».
In uno dei tanti bar che affacciano sulla piazza c’è chi la pensa diversamente. «Bisognerebbe dare la caccia a chi commette simili crimini e giustiziarli in strada». L’allarme, nei mesi scorsi, era stato lanciato anche dal Coordinamento comitati spontanei torinesi. «La nostra ultima indagine territoriale aveva rivelato grosse carenze sui servizi per giovani e anziani, esposti a continui rischi specie in termini di sicurezza».
Enrico Romanetto
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