|
Nei rifugi di tossici e pusher, i nuovi supermercati della “droga killer”Tra parchi e case abbandonate, dove la morte si compra a 10€
TORINO 05/02/2010 - Al parco Sempione i fantasmi dell’eroina arrivano a metà mattinata. Ormai si sono ritagliati l’ultimo angolo del prato che costeggia la bocciofila, fanno “colazione” con una mezza dose a buon mercato. Cinque, dieci euro al massimo. Rischiano di morire nell’indifferen za generale se la prima siringa del giorno è piena di veleno. Su una panchina o in uno dei tanti santuari della droga nel cuore della città. Fabbriche abbandonate, case diroccate, parchi e giardinetti pubblici. Non c’è differenza per chi arriva, poco prima di mezzogiorno, da Porta Palazzo, Borgo Aurora e Lucento. Dove, sia pur con più fatica, una dose la rimediano pure a quell’ora. A meno di trenta minuti da corso Vercelli, sulla passerella che collega il parco Calabria alla Pellerina, un pusher è già al lavoro. L’unico in giro, imboscato come meglio può in mezzo al parco. Quando si insospettisce chiama rinforzi e, per insospettirsi, gli basta solo che passi un’anziana con il cane. In meno di cinque minuti gli spacciatori diventano due. Di fronte a loro, lo scheletro di una acciaieria segna il territorio dei clienti migliori. Occupata saltuariamente, fa da rifugio per una quantità di eroinomani in cerca di un riparo dal freddo e da occhi indiscreti, più avvezzi anche loro ai prati e le panchine del parco quando viene la bella stagione. Altri, sempre su via Pianezza, arrivano all’in crocio con corso Svizzera. Qualcuno preferisce le sponde della Dora. Qui o in corso Mortara, negli androni dei condomini o sotto un albero, qualsiasi posto è quello buono. In particolare la casa abbandonata, il rudere che qualcuno ha soprannominato Tossic Punk, richiamando altri ricordi. Difficile che qualcuno lo occupi ancora, il tetto è sfondato, i muri cadono a pezzi e, quasi beffardamente, l’edificio è rinchiuso dalle grate di un cantiere. Più volte divelte, sostituite in attesa che partano i lavori di riqualificazione per l’intera area. Qui e all’ex Grandi Motori ci sono gli stessi tavolini su cui i tossici preparano la dose. Assi di legno poggiate su copertoni, poche sedie, qualche sgabello di fortuna. Tutto sommato, per farsi, un posto sembra valere un altro. Nonostante il rischio, anche in pieno giorno, che nessuno noti se appoggiato al muro, sdraiato sulla panchina, c’è un morto per overdose. Enrico Romanetto |